05/06/2009 - Novalba - E' iniziata intorno alle 18:30 l'ultimo match tra le 5 liste che animano il dibattito politico a Cardinale. Più che un dibattito sui contenuti, come al solito nella politica italiana, spesso il tema della discussione veniva dirottato sul "Caro pinco Pallino...". E sproloqui, sproloqui sull'insensatezza del nulla. Ma non è un vizio solo di Cardinale, dei suoi politici o di questa campagna elettorale, figuriamoci, è tutta gente rispettabile e degna di stima. E' però quell'atteggiamento dei grandi riflessi nei piccoli, della politica locale pantomima, alcune volte allegorica, della politica nazionale, in perfetto made in Italy. I soliti scontri verbali, quindi, che non fanno bene a chi li fa, a chi li sente e ai paesi in cui vengono fatti, perchè i primi sanno andare benissimo al di la delle dibattito politico(o ecolalia, termine che amo), i secondi cadono nel baratro del "tantu cu vincia vincia si fannu sempa i cazzi sua", e il terzo rimane immobile, senza nessun segno di adornamento. Un trittico in potenza omogeneo, ma che in atto si traduce isolamento.
Il dramma epocale poi si raggiunge quando si leggono tante fresche date di nascita: che bello, una persona pensa, finalmente uan ventata di freschezza, di dibattiti e di pensieri non dissonanti per delle giovani orecchie come le mie. Invece, in alcuni casi s'intende, quello che si vede è il terribile eterno ritorno del logos. Ma come, i GIOVANI, tanto osannati dalla politica in ogni angolo del belpaese:"I giovani sono una risorsa per il nostro paese, sono il motore del cambiamento politico e della nascita delle nuove idee" e ancora "largo ai giovani, volano di sviluppo". Certo, niente di più vero, se solo però non si estremizzasse questo discorso fino a renderlo materia comune e farlo cadere nella degenerazione. I giovani al contrario devono essere i D'Annunzio della letteratura italiana, i Marinetti, Boccioni e Balla della pittura e del futurismo. E per fare questo, come i futuristi e D'Annunzio, devono avere il palco, tutto il palco, per gesticolare, arrabbiarsi, dibattere insieme e infine far partorire le idee (maieutica, nel nome di Socrate andiamo in pace) per il vivere bene. E per far questo non c'è bisogno di svuotare e riempire il vuoto con vuoti discorsi, basta solo pensare come meglio fare e FARLO. Poi ci sono i giovani, quelli cool (come dicono gli americani), i seguaci di Boccioni e Marinetti, per intenderci, ma quelli non hanno tempo di aspettare il logos dell'agorà del nostro secolo.
Il dramma epocale poi si raggiunge quando si leggono tante fresche date di nascita: che bello, una persona pensa, finalmente uan ventata di freschezza, di dibattiti e di pensieri non dissonanti per delle giovani orecchie come le mie. Invece, in alcuni casi s'intende, quello che si vede è il terribile eterno ritorno del logos. Ma come, i GIOVANI, tanto osannati dalla politica in ogni angolo del belpaese:"I giovani sono una risorsa per il nostro paese, sono il motore del cambiamento politico e della nascita delle nuove idee" e ancora "largo ai giovani, volano di sviluppo". Certo, niente di più vero, se solo però non si estremizzasse questo discorso fino a renderlo materia comune e farlo cadere nella degenerazione. I giovani al contrario devono essere i D'Annunzio della letteratura italiana, i Marinetti, Boccioni e Balla della pittura e del futurismo. E per fare questo, come i futuristi e D'Annunzio, devono avere il palco, tutto il palco, per gesticolare, arrabbiarsi, dibattere insieme e infine far partorire le idee (maieutica, nel nome di Socrate andiamo in pace) per il vivere bene. E per far questo non c'è bisogno di svuotare e riempire il vuoto con vuoti discorsi, basta solo pensare come meglio fare e FARLO. Poi ci sono i giovani, quelli cool (come dicono gli americani), i seguaci di Boccioni e Marinetti, per intenderci, ma quelli non hanno tempo di aspettare il logos dell'agorà del nostro secolo.


Nessun commento:
Posta un commento